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Atopia: concluso in questi giorni il terzo ciclo di Incontri Innovet

La tournee di incontri Innovet sull’atopia del cane, che ha impegnato a lungo il dottor Rosario Cerundolo in diverse regioni d’Italia, ha chiuso i battenti domenica 21 Ottobre presso il Centro Congressi dell’Hotel Polo di Roma.

Atopia: concluso in questi giorni il terzo ciclo di Incontri Innovet

Sale sempre gremite, interesse alle stelle, nutrite discussioni finali. Questi i punti salienti degli incontri sull’atopia del cane che, sotto la regia del CeDIS di Innovet, hanno visto il dottor Rosario Cerundolo impegnato in una serie di tappe di aggiornamento scientifico, iniziate in giugno in Toscana (Scandicci, 3 giugno) ed in Veneto (Torreglia, 22 giugno) e proseguite, nei mesi successivi, in Liguria (Recco, 16 Settembre), Emilia-Romagna (S. Lazzaro di Savena, 7 Ottobre) e Lazio (Roma, 21 Ottobre).
I seminari, apertisi con la descrizione dell’inquadramento nosografico e dell’iter diagnostico della malattia atopica, hanno puntato il dito sulla spinosa questione dei protocolli terapeutici adottabili in caso di atopia. Premessa importante quella dichiarata sempre dal dottor Cerundolo in esordio: “l’atopia non si cura, …ma si controlla”.
Esaminati i meccanismi di azione, il razionale di utilizzo, i vantaggi e gli effetti collaterali dell’intero spettro di sostanze ad oggi disponibili per il trattamento del cane atopico. Molto alta ed assai particolare l’attenzione rivolta all’EFA-terapia, un intervento di base, la cui validità è comprovata – come affermato nelle varie tappe dal dottor Rosario Cerundolo – da numerose e moderne pubblicazioni scientifiche. L’importante è affidarsi a prodotti contenenti EFA adeguatamente conservati e di alta qualità, che, come spiegato da Alda Miolo del CeDIS Innovet che ha accompagnato il valente dermatologo nel suo tour scientifico, sono gli unici a garantire il risultato atteso: controllo dei sintomi allergici, prurito in primis.
E le conclusioni? “Siamo di fronte ad una malattia subdola, dalle molteplici facce cliniche e dalla difficile gestione terapeutica, con cui bisogna imparare a convivere, riducendo al minimo il disagio dei sintomi, controllando le eventuali complicanze e le periodiche recrudescenze ed abbandonando razionalmente il miraggio di una guarigione definitiva.”

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