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Coronavirus, i perché dell’uso della PEA-um

Un noto farmacologo lancia l’ipotesi che la PEA-um (palmitoiletanolamide ultra-micronizzata) possa contribuire ad attenuare la reazione infiammatoria polmonare da COVID-19.

Coronavirus, i perché dell’uso della PEA-um

La PEA-um potrebbe rivelarsi un buon aiuto in più per combattere le infezioni da Coronavirus (COVID-19 in primis), potenziando i naturali meccanismi di difesa dell’organismo e coadiuvando l’azione dei farmaci in uso.

 

È questa la conclusione cui arriva Sabatino Maione, professore ordinario di Farmacologia all’Università di Napoli, che su Il Corriere Nazionale spiega i presupposti fondanti della sua proposta:” “Il coronavirus è un agente esterno di cui non abbiamo conoscenza, la nostra memoria immunitaria non ha esperienza pregressa, per cui il fenomeno infiammatorio che si scatena diventa presto incontrollabile… Una possibilità per rinforzare il sistema immunitario e aiutarlo a combattere l’infiammazione polmonare da coronavirus potrebbe arrivare dalla PEA-um (palmitoiletanolamide ultra-micronizzata).”

 

Perché? “Disponiamo di una grande mole di evidenze scientifiche – prosegue Maione – che sostiene la validità della PEA-um in svariate condizioni di infiammazione periferica e neuroimmunoinfiammazione, per cui si tratta di capire se può funzionare anche sull’infiammazione polmonare.”

 

È lo stesso effetto ALIA con cui agisce la PEA-um ad aprire la strada all’ipotesi Maione. “Il mastocita è una cellula fortemente rappresentata nella mucosa del tratto respiratorio  e, ogniqualvolta si instaura un’infiammazione, scatena una tempesta di mediatori responsabili del perdurare dell’iper-reattività polmonare e della conseguente inadeguatezza del nostro sistema immunitario. Somministrare PEA-um significa controllare l’iper-attivazione dei mastociti (anche polmonari) [NdR effetto ALIA] e attivare sistemi endogeni [NdR gli endocannabinoidi] che concorrono all’attività protettiva della stessa PEA-um.”

 

Ricadute pratiche? Dare una possibilità in più di superare l’infezione da Coronavirus, con particolare riguardo per i pazienti anziani, già debilitati o portatori di più patologie.

 

Cutrone M. Coronavirus e neuroimmunoinfiammazione: il parere dell’esperto. Il Corriere Nazionale 20 marzo 2020.

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